L’azienda vinicola sudafricana Stormhoek è divenuta famosa nel mondo grazie all’ottimo utilizzo di Social Network. Nello specifico, nel 2005 ha dato vita ad una campagna di blog marketing, raddoppiando in un solo anno le vendite del suo vino in Gran Bretagna. Adesso, nel 2009, ha promosso in Texas la campagna Home Away From Home con la produzione di circa 40 nuovi video su youtube filmati in giro per la città di Alpine. Nel video, Hugh trasporta una tela che veicola il marchio Stormhoek attraverso varie città del Texas come Marfa e Terlingua e ha già ottenuto una mezza dozzina di posizionamenti di prodotto.
In Italia, la risposta arriva dall’azienda romagnola Madeinmilan che ha pensato ad ironiche iniziative per promuovere i suoi vini: campagne pubblicitarie (con tanto di video su Youtube) cartoline, locandine, teaser. All’interno del sito, ci sono riferimenti a Social Network (Facebook, Twitter, Myspace) ed elementi scherzosi che uniscono il contemporaneo al passato. Nel video, sono presenti quadri di autori famosi, ma con un elemento differente rispetto all’originale, i prodotti Madeinmilan. Uno spot-guerriglia incisivo e diretto.
L’azienda sudafricana è semplice, schietta e diretta. Parla del suo vino e utilizza un linguiaggio che tutti gli utenti possono comprendere. L’azienda italiana, anche se facendoci sorridere, è già più complicata nel modo di comunicare. La critica principale è l’utilizzo quasi totale della lingua inglese, in tutte le campagne pubblicitarie. Vorrei solo ricordare, che i vitigni sono italiani e quello è un prodotto italiano, quindi dovrebbe saper parlare almeno la nostra lingua.
Veramente Stormhoek e’ Sudafricana, quindi secondo questo ragionamento dovrebbe comunicare in Afrikaans. Comunque ho dato un’occhiata al sito Madeinmilan e c’e’ la versione italiana
Maria però tu non stai seguendo il ragionamento, lo stai banalizzando, il che è profondamente errato. Parliamo di vino, e quando nel mondo si parla di vino il collegamento con l’Italia è tanto immediato quanto efficace. La critica non è nell’utilizzare solo l’inglese, quanto nel non sfruttare anche l’italiano, o alcune parole chiave dell’italiano. In riferimento all’azienda sudafricana, ed è qui che dico che banalizzi il ragionamento, è ovvio che chi deve conquistare il mercato, farsi conoscere e farsi RI-valutare, non può avere la presunzione di parlare l’afrikaans, ma deve “adattarsi” al mercato che vuole conquistare. Un vino italiano, se permetti, si presenta in qualunque mercato con delle credenziali ben diverse, parte da un livello di “eccellenza” rispetto a molte altre produzioni sparse per il mondo. E allora..utilizzare si l’inglese, ma nei campi dell’eccellenza valorizzare le proprie origini!!
Pampa vedo che hai capito perfettamente cosa intendevo. Lo stile di vita italiano, non solo è ricercato, ma è diffuso!! E’ un plus per noi, per i nostri prodotti e per le nostre aziende. E’ bene, quindi, enfatizzarlo.
L’azienda sudafricana è semplice, schietta e diretta. Parla del suo vino e utilizza un linguiaggio che tutti gli utenti possono comprendere. L’azienda italiana, anche se facendoci sorridere, è già più complicata nel modo di comunicare. La critica principale è l’utilizzo quasi totale della lingua inglese, in tutte le campagne pubblicitarie. Vorrei solo ricordare, che i vitigni sono italiani e quello è un prodotto italiano, quindi dovrebbe saper parlare almeno la nostra lingua.
Veramente Stormhoek e’ Sudafricana, quindi secondo questo ragionamento dovrebbe comunicare in Afrikaans. Comunque ho dato un’occhiata al sito Madeinmilan e c’e’ la versione italiana
Maria però tu non stai seguendo il ragionamento, lo stai banalizzando, il che è profondamente errato. Parliamo di vino, e quando nel mondo si parla di vino il collegamento con l’Italia è tanto immediato quanto efficace. La critica non è nell’utilizzare solo l’inglese, quanto nel non sfruttare anche l’italiano, o alcune parole chiave dell’italiano. In riferimento all’azienda sudafricana, ed è qui che dico che banalizzi il ragionamento, è ovvio che chi deve conquistare il mercato, farsi conoscere e farsi RI-valutare, non può avere la presunzione di parlare l’afrikaans, ma deve “adattarsi” al mercato che vuole conquistare. Un vino italiano, se permetti, si presenta in qualunque mercato con delle credenziali ben diverse, parte da un livello di “eccellenza” rispetto a molte altre produzioni sparse per il mondo. E allora..utilizzare si l’inglese, ma nei campi dell’eccellenza valorizzare le proprie origini!!
Pampa vedo che hai capito perfettamente cosa intendevo. Lo stile di vita italiano, non solo è ricercato, ma è diffuso!! E’ un plus per noi, per i nostri prodotti e per le nostre aziende. E’ bene, quindi, enfatizzarlo.